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Front office nella vendita

front office nella vendita

La comunicazione per l’addetto del front office

(la trincea)

Al mattino capita di uscire di casa e di sedersi al proprio posto di lavoro senza essersi ancora svegliati. Quando piove, nevica o la nebbia è fittissima, quando ci sono 40 gradi e il sole invita a un tuffo ristoratore, quando si hanno i figli piccoli che non dormono o altri mille pensieri che ti rubano dalle braccia di Morfeo.

Tutto questo non conta…alle 8,15 “Lui” è già lì.

Potrebbe essere insopportabile e allora verrebbe da chiudersi in bagno, sparire sotto la scrivania, prendere un istantaneo permesso di uscita e si desidera allo spasmo il dono dell’invisibilità.

Al contrario si potrebbe sorridere ed essere gentili, aver voglia di ascoltare o parlare, addirittura rispondere alle domande che diligentemente vengono poste (nota dolente). In ogni caso ”Lui” è sempre il più sveglio perché la sua attenzione, visto che si parla di esigenze o di problemi che lo riguardano, è massima.

Se anche si e’ ordinati, se anche l’atteggiamento è quello “giusto”, doversi relazionare tutto il giorno per tutti i giorni dell’anno è davvero una prova micidiale.

Ecco cos’è il front office: il fronte di guerra dell’esercito dei bancari. Si sta in trincea e se anche si è vinta la battaglia con l’agenda e ci si è addomesticati ad una ferrea, precisissima pianificazione, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Tanti aneddoti, tanta vita, ma il contatto con il pubblico è una palestra dove rompersi le ossa e sbagliare non basta, si ricomincia sempre da capo… “Lui” non è mai lo stesso!

Poco tempo per rispondere, ancora meno per riflettere, farsi un opinione di chi si ha di fronte ed essere (oltre che sembrare) precisi, affidabili, condivisibili, puntuali, cortesi e sorridenti.

Come si può essere sempre disponibili quando anche per motivi personali, ameni o gravi che siano, si ha la testa in un frullatore?

Basta giocare al gioco “tu sei me io sono te” e pensare anche solo per un attimo che l’uomo qualunque del front office è a sua volta un “Lui” al cospetto di altri “fanti” dello sportello indifferente ai problemi e agli umori di chi gli sta di fronte, unicamente interessato a soddisfare le proprie esigenze e pronto a farsi un’opinione indelebile già dal primo incontro.

Dunque due sono i presupposti per iniziare al meglio un lavoro di contatto con “Lui”: autocontrollo e comportamento positivo che si traduce in un sorriso (preferibilmente naturale e non ebete).

Se proprio non bastasse le buone ragioni per essere “radiosi” non finiscono qui.

Quando si riceve uno stipendio a pagarlo ,in fondo, non è l’ufficio preposto, ma proprio chi entra in agenzia, il nostro amato odiato “Lui”.

Infine sarebbe opportuno ricordare sempre che molto tempo si dedica al lavoro ed allora meglio affrontare la giornata con un sorriso che tenere comportamenti da orso polare evitando di far cadere la nostra mente in una sorta di letargo triste e malinconico e trovando invece , nella quotidianità , spunti di divertimento e occasioni di soddisfazione.

Cerchiamo di non esporci, in trincea il rumore delle pallottole si sente.

 

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29 marzo 2017

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