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Comunicazione (in)efficace nelle relazioni interpersonali

Comunicazione (in)efficace nelle relazioni interpersonali

comunicazione (in)efficace

Da sempre il trasferimento di informazioni e di emozioni tra diversi soggetti è alla base della nostra vita sociale.

Ma sono le varie modalità di comunicazione che fanno la differenza sull’incisività del messaggio trasferito. Inoltre la lingua italiana è uno straordinario contenitore di verità. La stessa parola, come la si dice o dove la si pone all’interno di una frase, si veste di significati opposti o diversi. Ecco che “l’opportuno” un attimo dopo non lo è più, così l’efficace può perdere tutte le sue qualità. L’attenzione di quello e di come lo diciamo è fondamentale; ma se è vero che se su un foglio di carta possiamo tirare una riga sulle parole scritte (sorella del più moderno canc della tastiera), le parole dette hanno una pericolosa contiguità tra il loro significato e quello che viene percepito.

Ma se è fondamentale porre attenzione a come vengono dette le parole, ricordiamoci sempre che l’aspetto più importante di qualsiasi tipo di comunicazione efficace è l’ascolto. Più che ascoltare, molte volte si aspetta solo con impazienza che l’interlocutore finisca il suo turno di parola per controbattere con il proprio ragionamento preconfezionato. Il “contatto personale” nella dinamica lavorativa, è considerato troppo spesso una noiosa perdita di tempo mentre potrebbe essere sfruttato per l’enorme potenziale che in realtà possiede. L’attenzione reciproca frequentemente viene archiviata come una perdita di tempo a vantaggio di strumenti più sbrigativi e apparentemente efficaci. Le tanto amate e-mail, surrogato abusato di ogni forma di comunicazione, accorciano i tempi e con la stessa velocità allungano le distanze, così che al posto di una semplice telefonata (in cui tono volume atteggiamento potrebbero aiutarci a comprendere meglio) spesso dopo quattro o cinque messaggi dobbiamo ancora capire cosa sta succedendo. Questo non significa demonizzare strumenti utilissimi o insostituibili ma utilizzarli e non farsi usare.

L’uso smodato della posta elettronica e con essa di un gergo spesso comico, è figlio di un atteggiamento generalizzato, che vede molti reagire con fastidio alle richieste di aiuto. E se il segreto di una comunicazione efficace fosse invece nascosto proprio dove in realtà sarebbe più facile trovarlo e dove invece pochi lo cercano? Se la collaborazione fosse un desiderio condiviso e un obiettivo in sé, invece di rappresentare una fastidiosa necessità, forse troveremmo sotto quintali di parole dette e scritte il modo giusto per parlarci e capirci.

23 maggio 2017

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